Rumore di combattimento
La tipica estate battle shōnen
Rumorebianco sono i dispacci liminali di Moscabianca Edizioni. Ogni mese precipitano nel mondo weird testi inediti di unx nostrx autorx, anteprime, meme e consigli di lettura.
Questo mese in apertura un pezzo di Alessandro Lolli, scrittore e saggista che si occupa di filosofia, cultura pop e nuovi media, autore di numerosi articoli e del saggio Storia della fama (effequ, 2025). Con Moscabianca Edizioni ha pubblicato il Fushigi Il fantastico realistico. Il mondo di Hunter x Hunter. Lolli ci parla di tre opere atipiche nel panorama dei battle shōnen, da recuperare assolutamente se avete amato Hunter x Hunter.
Tre battle shōnen non convenzionali che dovete leggere
di Alessandro Lolli
Ho scelto di raccontare Hunter x Hunter nel mio saggio per la collana Fushigi per un motivo ben preciso: credo che sia l’opera che porta a compimento, stilistico e narrativo, i codici del battle shōnen.
Come spiego all’interno del saggio, il battle shōnen è quel “sottogenere” di shōnen (virgolette d’obbligo, perché da solo fattura più di tutti gli altri generi di manga e anime sommati) in cui “le cose si risolvono con la violenza”. Inaugurato da Dragon Ball, il battle shōnen fa dei combattimenti e delle arti marziali del suo universo il motore narrativo della storia.
Poiché credo che il magnum opus di Togashi abbia condotto il genere alla sua perfezione formale (e se non siete d’accordo, un motivo in più per leggere il saggio e incazzarvi di brutto a ragion veduta), non aveva senso parlare di tre battle shōnen classici che, per quanto belli, non arrivano alle vette di HxH.
Ho scelto quindi di consigliarvi tre battle shōnen atipici, non convenzionali: tre opere che forse non fanno neppure interamente parte della categoria, ma che dialogano con il genere seguendo tre direttive: la pseudo-parodia, la decontestualizzazione e la decostruzione filosofica.
One Punch Man – Pseudo-parodia
Se sapete una sola cosa su One Punch Man, sapete che è una parodia, anzi, la parodia del battle shōnen.
D’altronde il concept dell’opera, la geniale intuizione del suo autore, viene efficacemente comunicato sin dal titolo: l’eroe che stende tutti con un pugno solo. E che storia esce fuori da questa premessa? Ovviamente una parodia del battle shōnen e, più in generale, una squalifica di principio di ogni epica eroica.
Saitama, il protagonista di OPM, non è tanto un anti-eroe quanto un oltre-eroe: è così forte che sconfigge tutti i cattivi col minimo sforzo — un singolo pugno — e gli è preclusa pertanto ogni sfida, ogni vero combattimento, il cammino dell’eroe nel suo insieme. Se al protagonista non butta bene, sulle prime, al lettore va ancora peggio: quale storia infatti possiamo aspettarci da questa premessa? Cosa c’è da raccontare se il conflitto che muove ogni narrazione viene annichilito da un cazzottone potentissimo? Al massimo ne tiriamo fuori una breve striscia satirica, uno sketch, una battuta e morta lì. Ed è per questo che ho parlato di pseudo-parodia.
Saitama piomba come un deus ex machina in un universo narrativo interamente consacrato al genere battle shōnen. Il mondo in cui egli si muove pullula di personaggi, di storie e di eventi che si dipanano secondo i più ferrei codici del genere.
Chi parla di OPM come una semplice parodia può farlo solo ignorando la maggior parte delle pagine (o del minutaggio) che compongono l’opera.
La coralità (che è uno dei dispositivi narrativi più ricorrenti nel genere) rende possibile raccontare qualcosa in OPM. Man mano che la storia prosegue, la telecamera abbandona il suo protagonista e si concentra sugli eroi e i cattivi di un battle shōnen classico, classicissimo, quasi paradigmatico.
A differenza, per esempio, delle più note opere di parodia e decostruzione del genere supereroistico — Kick-Ass, The Boys, Watchmen — i cui autori detestano il genere e vogliono ucciderlo e ridicolizzarlo con le loro sovversioni narrative, è chiarissimo invece che ONE, l’enigmatico nickname sotto cui si cela la mente dietro OPM, adora il battle shōnen.
Lo adora a tal punto da costruire un ambiente narrativo che starebbe tranquillamente in piedi anche senza il concept fondamentale, senza il suo protagonista. OPM sarebbe un battle shōnen di tutto rispetto anche se Saitama non arrivasse a salvare la situazione con la sua gag comica.
Ed è forse per questo che, man mano che la storia prosegue, lo screentime del protagonista si riduce, al punto che l’ultima grande saga — la più lunga in assoluto, l’attacco totale della Monster Association — non lo riguarda quasi per nulla.
Tuttavia, le due anime dell’opera — quella parodica e quella classica — sono in costante dialettica reciproca. Se sapessimo per certo che Saitama risolverà ogni conflitto, OPM si ridurrebbe a una barzelletta molto lunga. Di converso, se Saitama sparisse, saremmo di fronte a un battle shōnen classico. L’autore ne è consapevole e, come un funambolo, prosegue in equilibrio tra questi due baratri, lasciandoci ogni volta col dubbio se per i protagonisti le cose si fanno serie, e addirittura mortali, o verranno risolte dal recurring joke del cazzottone.
Kaiji: Ultimate Survivor – Decontestualizzazione
Kaiji è un ludopatico indebitato fino al collo che entra in contatto con una misteriosa organizzazione che promette a lui e ad altri falliti suoi pari la soluzione a tutti i suoi problemi. Si trova così coinvolto in una serie di giochi d’azzardo di gruppo che hanno altissimi premi ma anche altissimi rischi, fino al più alto di tutti: la morte del giocatore. Se questa trama vi suona familiare è perché Hwang Dong-hyuk ha dichiarato che, sì, Kaiji: Ultimate Survivor è stata tra le prime fonti di ispirazione per scrivere quel successo planetario che è Squid Game.
Ma cosa c’entra tutto questo con il battle shōnen?
Apparentemente nulla. Laddove in Squid Game il duello corpo a corpo almeno compare come prova finale, in Kaiji non ci sono confronti fisici. Tutte le prove che il protagonista deve superare sono classici giochi d’azzardo esaltati da poste in palio vertiginose.
L’idea che Kaiji sia una sorta di battle shōnen mascherato non è mia ma di Super Eyepatch Wolf, un grande autore di video essays su YouTube — per lo più di ambito manga e anime — che consiglio a chiunque già non lo conosca. Nel suo Why You Should Watch Kaiji Ultimate Survivor, avanza questa bizzarra ipotesi: che Kaiji sia un battle shōnen privo di combattimenti perché… i combattimenti non sono la vera anima del genere.
Il battle shōnen è quel sottogenere in cui le cose si risolvono con la violenza, ma con una violenza altamente codificata, rappresentata come un gioco di strategia. I combattimenti più riusciti del genere sono quelli in cui lo spettatore può appassionarsi perché riesce a leggere e ad apprezzare le “mosse”, in senso ampio, di ciascun combattente. Non la mera coreografia, ma il mindgame che ha portato alla vittoria di uno e alla sconfitta dell’altro.
Tesi radicale che difficilmente può essere difesa fino in fondo: il sottogenere è così popolare perché la coreografia — calci volanti, onde energetiche, trasformazioni luminose — ha catturato l’immaginazione di intere generazioni. Eppure le implicazioni di questa tesi sono ciò che distingue un ottimo battle shōnen (come appunto Hunter x Hunter) da un mediocre battle shōnen che si riduce a un caleidoscopio di personaggi colorati e combattimenti acrobatici che però non raccontano niente perché sconfitte e vittorie sono arbitrarie.
Usando il contesto del gioco d’azzardo è come se Kaiji riportasse i combattimenti del battle shōnen alla loro essenza più intima. In Kaiji, il power system del battle shōnen sono le regole del singolo gioco in esame — spiegate nel dettaglio tanto ai protagonisti quanto allo spettatore — e il power level di ciascuno è determinato dalla comprensione profonda di queste regole e delle possibili strategie vincenti.
Chainsaw Man – Decostruzione filosofica
Il protagonista è un giovane impulsivo che viene posseduto da un potere ancestrale che lo rende contemporaneamente maledetto e predestinato. Presto incontra un mentore potentissimo che gli rivela la sua missione e lo accoglie in un colorato gruppo di amici, rivali e love-interest.
Fin qua, tutto estremamente convenzionale, quasi paradigmatico. Se non fosse che, già all’interno di questo canovaccio iniziale, Chainsaw Man inizia a scarabocchiare delle cose grottesche. Il Diavolo che possiede il protagonista è l’incarnazione della paura che gli uomini hanno per le seghe elettriche. Tutti i Diavoli, le entità che possiedono gli eroi e i villain di questo mondo garantendogli enormi poteri, sono incarnazioni di paure diffuse e il protagonista ha la più camp di tutte ma anche, a quanto sembra, una delle più potenti.
Questi personaggi potentissimi sono letteralmente posseduti dalle paure e sono attraversati da desideri altrettanto ingombranti. Il protagonista vuole tanto scopare o, nelle sue parole, toccare una tetta.
Il sesso si insinua nelle relazioni tra i protagonisti in modo disturbante e teatrale: la mentore tratta il nostro eroe come un cane e il nostro eroe viene motivato a combattere dalla promessa di favori sessuali.
Nel frattempo la violenza è ovunque e il tono della storia rifiuta di stabilizzarsi: un momento stiamo guardando le scanzonate avventure di un gruppo di supereroi che si vivono i combattimenti come divertenti sfide agonistiche — in accordo allo spirito del genere —, subito dopo assistiamo a un attacco di panico di fronte alla possibilità concreta di morire atrocemente.
Più andiamo avanti, più i Diavoli concettuali mascherati da superpoteri si presentano sotto forma di veri e propri concetti. La narrazione diventa rarefatta, si passa dallo storytelling al saggio, l’opera assomiglia più a una riflessione sulla condizione umana che usa i topos del battle shōnen come allegoria.
Giovani eroi che scambiano la battaglia per la salvezza del mondo con la quest per perdere la verginità, ambigui adulti che manipolano i loro desideri, nemici apocalittici che forse sono solo la metafora di una tragedia esistenziale: abbiamo già visto tutto questo. Chainsaw Man fa al battle shōnen quello che Evangelion ha fatto al genere mecha.
L’opera è ancora in corso e più in là non ci spingiamo: vediamo come va a finire, sperando non abbia 82 finali come il suo predecessore.
Cosa abbiamo pubblicato nelle scorse settimane?
Bashavert è infine su tutti gli scaffali, virtuali e non. Dal 13 giugno il nostro ultimo romanzo della collana young adult La fine del mondo, scritto da Veronica De Simone, è libero di popolare la vostra estate con ragazzi sull'orlo di una crisi di nervi, draghi biomeccanici, padri tirannici e una Corea molto distopica (molto attuale).
La cover e le illustrazioni interne sono di Arūnas e nel caso non aveste ancora sentito parlare di Bashavert qui sotto trovate la trama.
Nhan Seojun, rampollo figlio del Primo Ministro al servizio del Grande Leader, è in lizza insieme a pochi altri eletti per diventare un Cavaliere di drago. Draghi e uomini, del resto, collaborano per mantenere il Paese in pace, scendere in guerra se necessario, stringendo tra loro una connessione grazie a una speciale tecnologia che li rende quasi un unico essere. Seojun, prescelto da quella che sembra una femmina di drago troppo debole per lui, che deve sempre esaudire le direttive del padre, dovrà imparare che crescere significa essere identità uniche, ma unite e compassionevoli.
Seojun e il suo migliore amico Do-yun, la promessa sposa Soo-yun e infine il drago Ashe prendono vita grazie alla penna di Veronica De Simone, in una storia delicata e allo stesso tempo feroce, capace di raccontarci il significato di unione e come questa possa aiutarci a superare anche il più insormontabile degli ostacoli.
Attualmente disponibile sul nostro sito e in uscita il 4 luglio, Il fantastico realistico. Il mondo di Hunter x Hunter scritto da Alessandro Lolli è il nostro terzo Fushigi, dedicato a un viaggio meraviglioso e strano in corso da ormai trent'anni.
Come scrive Alessandro Lolli:
“Non è tuttavia un libro dedicato soltanto a chi ha amato HxH e vuole approfondire il suo universo. Quello che mi sono ritrovato tra le mani, cercando di spiegare la grandezza e l’importanza dell’opera di Togashi, è un saggio sul genere Battle Shōnen in quanto tale. In questo senso, HxH funge da punto di osservazione privilegiato per illustrare i codici di quel genere che qui brillano con una chiarezza inedita”.
Non vogliamo comunque abbandonarvi senza niente da leggere. Prossimamente è in uscita un nuovo romanzo abbastanza corposo per la nostra collana Tenet, dedicata alla narrativa italiana...
La redazione consiglia: letture estive!
Silvia
Se doveste passare l’estate lontano dal mare, consiglio Riaffiorano le terre inabissate di M. John Harrison (Edizioni di Atlantide), un raffinato romanzo new weird pieno d’acqua e di avvenimenti incomprensibili tanto per chi legge quanto per i due protagonisti.
E per rimanere in tema di incomprensibilità, la mia seconda lettura di queste settimane è la serie manga Aula alla deriva di Kazuo Umezz (Star Comics), in cui un’intera scuola elementare si ritrova catapultata in un mondo pieno di orrori solo apparentemente inspiegabili.
Diletta
La Tomba del Faraone di Keiko Takemiya: nuova luccicante edizione di questo grande classico, il manga di Takemiya si inserisce in un'estate in cui non si sa come mi capitano tra le mani storie sull'Antico Egitto, forse sto viaggiando nel tempo e sono tornata nel passato oppure niente, sono proprio io il solito problema. Takemiya ha fatto la storia dello shojo e voi dovreste rimanere sul pezzo.
Intervista col vampiro di Anne Rice: ve l'ho detto che sono il problema. Se non l'avete letto leggetelo e se l'avete già letto fate come me che tornare da questa parti, d'estate poi, può provocare solo un gran benessere.
Federica
The Raven Cycle di Maggie Stiefvater, ripubblicato l’anno scorso da Mondadori in edizione integrale, romanzi e novelle comprese (purtroppo in formato Drago, quindi armatevi di e-reader se volete leggerlo fuori casa o preservare l’integrità strutturale dei vostri arti superiori). Personaggi indimenticabili, folklore celtico, magia affilata e crudele come l’adolescenza.
Se come me non l’avevate ancora fatto, recuperate Hunter x Hunter (così non rischiate neanche spoiler leggendo il nostro ultimo Fushigi): il rimedio perfetto contro la calura estiva è decisamente salpare verso mondi remoti e fantastici.
Andrea
Wonderbook a cura di Jeff Vandermeer: un manuale illustrato di scrittura fantastica weird speculativa, in inglese, per il momento inedito in Italia.
Mezzafaccia di Luca Cristiano: zombie poeti che trovano il senso della non-morte nella letteratura (Del Vecchio).
Gli appuntamenti di luglio
Dal 13 giugno al 4 luglio presso il Collegio Cairoli a Pavia, in Piazza Collegio Cairoli 1, trovate una mostra dedicata ai Cronoviaggi del collettivo DustyEye e chissà se riuscirete a beccare il nostro amico Maxtor...
Area Scomparsa, il nostro bookclub, sta leggendo proprio Bashavert di Veronica De Simone. La lettura prosegue ancora per qualche settimana. A brevissimo vi comunicheremo una data per l'incontro online, che verrà moderato da Carla Gambale. Qui trovate il link al gruppo Telegram.
Cose belle che vi segnaliamo
Arrivano le prime reazioni a Bashavert (spoiler, in questo libro potreste arrabbiarvi e piangere): la recensione di La Leggivendola, ma anche i meme a cura di Blood of Booktube.
Vogliamo anche portare alla vostra attenzione quella meraviglia che è la nuova edizione illustrata di Frankenstein pubblicata da ReBelle, tradotta dalla nostra amica Tiffany Vecchietti (che ha tradotto per noi Ultima fermata prima del vuoto di Stark Holborn) e illustrata dal bravissimo Marco Calvi, illustratore di Nella verde gola delle lupe.
A proposito di Ana e delle sua compagne, avete letto questa recensione di Adriano Ercolani sull'Indiscreto?
Infine, se volete infestare la vostra estate in modo logico e sensato, si fa per dire, vi ricordiamo che Reg Mastice sta proseguendo sul suo profilo l'Alfabeto Dietrologico de Lo Specchio attraversò Alice.
L’oroscopo letterario del mese
a cura di Diletta Crudeli
Per Gemelli è consigliato un libro stratificato, ingannevole e al tempo stesso del tutto limpido. Sotto il sole a pendolo di Jeannette Ng è quello che serve sempre: un mondo a metta tra la verità e la menzogna, una storia da raccontarsi nel caldo più feroce o nella penombra.
Per Cancro è consigliato un manga struggente, dolce eppure schietto. Come solo Ai Yazawa sa essere, del resto. Si potrebbe pensare che il manifesto Cancro sia I cortili del cuore, ma sono convinta che in realtà sia Paradise Kiss. Lo stravolgimento totale di ogni aspettativa, qualcosa che fa sorridere ma anche, ovviamente, frignare.
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La redazione di Moscabianca Edizioni

















